Novità sull’ACE nella manovra correttiva 2017

Premessa

La Manovra correttiva 2017 – D.L. n. 50/2017 – interviene nuovamente sulla disciplina dell’Aiuto alla Crescita Economica, revisionando i caratteri del beneficio. Viene ridotto l’ammontare del beneficio e sono state modificate le logiche di calcolo della base imponibile, quest’ultima non è più fissa ma si prendono in considerazione solo le variazioni del patrimonio netto del quinquennio precedente. Inoltre vengono allineate le regole del beneficio per i soggetti IRES ed IRPEF.

L’ultima Legge di bilancio ha operato un notevole depotenziamento dell’ACE, attraverso una significativa riduzione delle aliquote (dal 4,5% del 2016 al 2,3% del 2017 per poi attestarsi al 2,7% dal 2018) e in secondo luogo con la revisione integrale delle regole applicabili ai soggetti IRPEF per la determinazione della base ACE. È stata inoltre introdotta una nuova ipotesi di sterilizzazione applicabile a tutti i soggetti diversi dalle banche e dalle imprese di assicurazione, per effetto della quale la variazione in aumento del capitale proprio non ha effetto fino a concorrenza dell’incremento delle consistenze dei titoli e valori mobiliari diversi dalle partecipazioni rispetto a quelli risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010.

Le nuove regole della Manovra correttiva

Le nuove modifiche introdotte dal D.L. n. 50/2017 intervengono sul meccanismo di funzionamento e sono ancora più significative rispetto a quelle della Legge di bilancio poiché ne stravolgono la filosofia ed i principi che ne hanno caratterizzato dell’Aiuto alla Crescita Economica dalla sua introduzione. Il il beneficio associato agli incrementi di capitale proprio passa da permanente a temporaneo.

Finora, infatti, la deduzione ACE era determinata mediante applicazione del tasso di rendimento nozionale agli incrementi e decrementi del capitale proprio rispetto al patrimonio netto risultante alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010, senza tener conto dell’utile dell’esercizio.

Pertanto, un conferimento in denaro dei soci o l’accantonamento di utili a riserva effettuato a partire dal 1 gennaio 2011 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare generava un beneficio ACE permanente, fino a quando il conferimento non veniva restituito o l’utile accantonato a riserva non veniva distribuito. Conseguentemente, se una società accantonava sistematicamente l’utile dell’esercizio, la base ACE era destinata a crescere costantemente nel tempo, in quanto veniva ad incrementarsi ogni anno dell’incremento di capitale proprio rispetto a quello di riferimento del 31 dicembre 2010.

Con le modifiche introdotte dalla Manovra, il parametro di riferimento per il calcolo degli incrementi del capitale proprio passa da fisso a mobile, la base ACE si calcolerà sulla variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura del quinto esercizio precedente. I conferimenti e gli accantonamenti di utili a riserva effettuati oltre il quinto esercizio precedente non avranno più alcuna rilevanza. Le modifiche si applicano a partire dal periodo d’imposta dal successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2016 e non è previsto alcun regime transitorio che preservi l’incremento di capitale proprio già esistente al 31 dicembre 2016.

Tra le novità è opportuno segnalare anche la nuova ipotesi di sterilizzazione introdotta dalla Legge n. 232/2016, relativa all’incremento delle consistenze di titoli e valori mobiliari (comma 6-bis del D.L. n. 201/2011), che dovrà essere determinato con riferimento all’incremento rispetto al saldo esistente al quinto anno precedente, anziché rispetto al saldo risultante dal bilancio dell’esercizio chiuso il 31 dicembre 2010.

Oltre all’incremento dei titoli e valori mobiliari, anche le restanti variazioni in diminuzione del capitale proprio rileveranno nei limiti del quinquennio precedente, posto che la variazione in aumento del capitale proprio è costituita dalla somma algebrica, se positiva, tra variazioni in aumento e variazioni in diminuzione. Queste ultime, norma alla mano, sono rappresentate da: i) le riduzioni del patrimonio netto con attribuzione, a qualsiasi titolo, ai soci o partecipanti; ii) gli acquisti di partecipazioni in società controllate; iii) gli acquisti di aziende o di rami di aziende.

Gli ultimi due punti, pur rientrando tra le ordinarie variazioni in diminuzione dal D.L. n. 201/2011, sono riprese e disciplinate con maggiore dettaglio dal Decreto attuativo, che le colloca tra le sterilizzazioni antielusive che ai sensi dell’art. 10 del D.M. 14 marzo 2012 sono rappresentate da:

–           conferimenti in denaro in favore di società del gruppo (sterilizzazione in capo al conferente);

–           conferimenti in denaro provenienti da soggetti non residenti controllati da soggetti residenti (sterilizzazione in capo al conferitario);

–           conferimenti in denaro provenienti da soggetti non residenti domiciliati in Paesi che non consentono lo scambio di informazioni (sterilizzazione in capo al conferitario);

–           acquisizione di partecipazioni ed aziende, se avvenute infragruppo (sterilizzazione in capo al soggetto che effettua l’acquisto);

–           incremento dei crediti di finanziamento nei confronti di società del gruppo (sterilizzazione in capo al finanziatore).

 Conseguenze sugli acconti delle imposte dirette 2017

È previsto che gli acconti dovuti ai fini dell’imposta sui redditi delle società per il 2017 – se calcolati con il metodo storico – debbano essere calcolati assumendo quale imposta del 2016 quella che si sarebbe determinata applicando le nuove regole (art. 7, comma 4, del D.L. n. 50/2017). Il riferimento all’imposta sui redditi delle società comporta che l’obbligo di rideterminazione dell’acconto riguarda esclusivamente i soggetti IRES, mentre ne sono esonerate le società di persone ed imprese individuali.